Come cambia la socialità al tempo del «coronavirus»

La genesi del «coronavirus», tanto quanto il suo proliferarsi, rimanda all’idea di socialità. Ci si ritrova in questo “stato d’emergenza” perché in una certa parte del mondo gli uomini non vivono solo a contatto con gli animali domestici, ma persino con quelli selvatici. Ci sono infatti assembramenti di milioni di esseri umani che sorgono a contatto con foreste impenetrabili, con il loro habitat. La globalizzazione ha fatto il resto: oggi, in poche ore, un virus può viaggiare da una parte all’altra del mondo senza fare il biglietto. Un agente patogeno non dà notizia del “dove” e “quando” compie l’atterraggio. È, altresì, in grado di colpire adulti e bambini, e il contagio può avvenire in tempi record.
L’unico “attore” in grado di debellare il virus è l’uomo, cercando di evitarlo o, se non ha fatto in tempo, ricevendo le cure necessarie per estirparlo e sconfiggerlo.
Ma l’uomo, ahimè, è l’animale più egoista della terra e non è mai pronto alle cattive sorprese. Ma sa di non vivere nell’idea rousseauiana di “stato di natura”, dunque è già stato chiamato a rispettare quel “contratto sociale” che impone delle (piccole) catene in nome di un bene comune maggiore. Le catene tengono intrappolato il mondo, l’Italia, la Sicilia, la Valle del Belice; quanto più si analizzano le varie realtà, tanto più ci si rende conto che il Covid-19 è ormai diventato “cittadino del mondo”.
Il cambiamento di socialità, cioè dei modi di vivere in una società, rappresenta la “rivoluzione sociale” del ventunesimo secolo. E di questo mutamento, protagonisti sono coloro che, tra gli strumenti di comunicazione di massa, utilizzano i social mediaper avere più accesso immediato alle informazioni, connettersi rapidamente con gli altri, condividere le proprie opinioni e/o adottare strategie di marketingper la propria azienda.
In questo modo, ci si proietta verso una grande finestra sul mondo che consente di superare quel senso di frustrazione personale dovuto alla rottura improvvisa con la quotidianità, ed entrare in un “temporaneo” mondo virtuale in cui lo scambio è ancora lo strumento imprescindibile del vivere in comunità.
Così, è arrivata l’ora della responsabilità e della disciplina sociale. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, negli ultimi giorni, ha esordito: «Rimaniamo più distanti oggi, per riabbracciarci domani. Fermiamoci oggi, per correre più veloci domani». È un chiaro messaggio di sfida ulteriore all’emergenza sanitaria: ciascuno, rispettando le regole, tutela se stesso e contribuisce al bene della collettività.
A tal fine, sapendo che gli individui si trovano sempre a dover scegliere tra alternative, il risultato del “trade-off” è la risposta dei cittadini nell’osservanza dei decreti ministeriali per fronteggiare la crisi di socialità più inaspettata degli ultimi tempi.
Sonia Giambalvo