Cazzotto agli abusivi spiazzati dalle ruspe

Ha avuto lo stesso effetto di un cazzotto in faccia, l’arrivo delle ruspe a Triscina, per chi sperava di rinviare all’infinito il momento dell’abbattimento della propria casa abusiva e s’era perfino inventato (dietro suggerimento dei soliti legulei che in un Paese d’azzeccagarbugli non mancano mai) l’incredibile ricorso alla Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo, ricordandosi che, nell’altrimenti esecrata Europa, esistono istituzioni che all’occorrenza possono far comodo. Evidentemente, vien da chiosare, gli irregolari di Triscina ritengono d’aver subìto una grave violazione dei propri diritti individuali. Così, quasi che i ricorsi respinti nei mesi scorsi dal Tar Sicilia non fossero stati sufficienti, impavido, il capataz degli abusivi s’era rivolto ad un nutrito (e preparato) staff di legali affinché portasse i provvedimenti della triade commissariale che amministra il Comune, al vaglio della Corte europea. Giocando probabilmente sul malinteso, alimentato da certa vulgata pubblicistica, che la immagina alla stregua di un quarto grado di giudizio, superiore a quelli esistenti nell’ordinamento giuridico italiano. Ma di che stupirsi? In fondo, qualcuno di loro, aduso a più robuste letture, si sarà ricordato del mugnaio di Brecht e del suo «ci sarà pure un giudice a Berlino», pensando che, in questo caso, ci sarebbe stato un togato, nel cuore dell’antica Alsazia, pronto ad ascoltare le sue ragioni. Solo che, nel frattempo, quasi per una nemesi della storia, una delle prime case buttate giù dalle ruspe è stata proprio quella del presidente dell’associazione degli abusivi. A dimostrazione che i commissari non si sono certo fatti intimidire dal ricorso, né, tantomeno, dall’annunciato esposto (si tratta di una segnalazione) alla Corte dei conti affinché valuti eventuali profili di danno erariale nell’accensione del mutuo da tre milioni di euro per gli abbattimenti. Per i commissari, evidentemente, gli abusivi brandiscono una pistola scarica.