Baiamonte e quei messaggi via radio ai parenti d’America

La rubrica. Belice, 50 anni fa di Tanino Rizzuto. Vittorio Baiamonte è un pezzo di storia di Salemi e della Valle del Belice. Fotografo dal 1959 in via Amendola a Salemi, nei giorni del terremoto ha scritto pagine importanti di giornalismo televisivo ma anche di impegno civile. Già nelle prime ore del terremoto, la domenica 14 gennaio 1968, iniziò a documentare la tragedia che si stava vivendo a Salemi e nella Valle immortalando la “processione” di un gruppo di donne in preghiera. Quella sera, con l’ultimo treno per Palermo, inviammo una corrispondenza al «Giornale di Sicilia» con alcune foto, che in fretta aveva sviluppato, e con un mio testo che scrissi a mano. Nella notte si consumò la tragedia. Per giorni abbiamo lavorato insieme. Lui filmando e io scrivendo i primi articoli per il giornale «L’Ora». I telefoni non funzionavano più, Salemi era isolata. Centinaia di famiglie senza casa non riuscivano a comunicare con i parenti nel Nord Italia, negli Stati Uniti e in Canada. Dalla sede Rai di Palermo arrivò a Vittorio la richiesta di registrare i messaggi dei terremotati che volevano rassicurare i loro cari lontani. Erano passati quattro giorni dal terremoto. Ci inventammo uno “studio” per le registrazioni nel Convento dei Cappuccini, in una saletta messaci a disposizione dai frati. Prima abbiamo fatto il giro delle tendopoli, con l’altoparlante, per avvisare le famiglie. L’appuntamento era di prima mattina al Convento. Già alle otto c’era la fila. Così per una settimana. Ogni messaggio registrato, quasi sempre in siciliano, veniva preceduto da un mio annuncio che dava il nome della famiglia di Salemi e il nome della famiglia “americana” alla quale era destinato. «Carissimi fratelli, sono Peppino, la nostra casa al quartiere Santu Patri è crollata. Non c’è più. Siamo scappati mentre la terra tremava. Siamo vivi, tutti salvi. Mamma e papà stanno bene, ora sono in tenda con noi. Vi abbracciamo». Quasi tutti i messaggi, brevi, ripetevano le stesse cose e si concludevano con baci e singhiozzi. Quelle voci rassicuravano i parenti d’Oltreoceano. Ogni pomeriggio Vittorio Baiamonte partiva per Palermo, attraverso la vecchia e tortuosa statale, per consegnare alla Rai le bobine con i messaggi che il giorno dopo, tramite «Rai International», venivano trasmessi, via radio, in America. Una piccola storia del terremoto che, 50 anni dopo, non va dimenticata. Come non va dimenticato Vittorio Baiamonte, fotografo, cine-operatore e direttore di fotografia della Rai. (Nella foto Vittorio Baiamonte, fotografo, cineoperatore della Rai, tra le macerie di Gibellina nel 1968)