Arte. A Marsala la personale della salemitana Gli «incastri dell’anima» di Giuseppina Caruso

Ha suscitato curiosità e interesse la mostra di pittura di Gina Bonasera e Giuseppina Caruso (marsalese la prima, salemitana la seconda) che si è tenuta nella Sala Cavarretta di Palazzo del Carmine a Marsala. Due artiste unite dalla passione per la tecnica della pittura digitale, che hanno dedicato la vita all’arte e che mostrano uno stimolante e complesso iter artistico, con una nuova sintesi espressiva ed una maggiore penetrazione psicologica. «Incastri dell’anima», questo il titolo della personale dell’artista di Salemi, in cui sono protagonisti volti femminili. Un percorso artistico, quella della Caruso, che, come ha spiegato Jole Zito, «si articola sull’enigmatica dicotomia essere-apparire, raffigurata nella rappresentazione grafica in maschere, finzioni esteriori, ed in volti-verità interiori. Dietro lo schermo della maschera, l’anima, il soffio divino della genesi, imprigionata nella contingenza terrena, può evadere dalle convenzioni sociali, dalle imposizioni della realtà quotidiana, che limitano ogni anelito al vero, al bene, al bello, alla cui luce l’anima, autentica essenza della vita, sogna di ricongiungersi, ritrovando così il suo Paradiso perduto, libera da qualsiasi conflittualità, da qualsiasi catena». In tanti quadri di Giuseppina Caruso, secondo la Zito, «questa fuga dalla contingenza terrena trova mirabile espressione d’arte nell’etereo dissolversi dell’immagine che in sequenze sempre più evanescenti si dilegua verso l’infinito, verso la libertà». In «Incastri dell’anima» la maschera diviene una chiave per accedere al nostro tempo. Maschera che, secondo Carla Ricevuto, «oltre che una citazione pirandelliana della frantumazione dell’io, diviene uno scudo, un guscio di testuggine che ripara e protegge dai violenti colpi che giungono e superano, impetuosamente, il nostro perimetro vitale». La Caruso, nel suo nuovo lavoro, propone, quindi, «una lettura positiva del ruolo delle maschere e delle molteplici sfaccettature che convivono in un singolo individuo ». L’animo umano è visto come «un composto di blocchi che, pian piano, con il trascorrere del tempo, s’incastrano e si modellano assumendo forme sempre nuove. I tagli netti, dati da tonalità vivide e contrapposte, raccontano, in tutta la loro essenza », la poetica artistica della Caruso che, «in maniera velata, presenta personali percorsi di vita». In «Incastri dell’anima», la maschera, dalla sua funzione originaria (rituale e iniziatica), diviene «una chiave per accedere al nostro tempo». Salvatore Ierardi (esperto di storia del risorgimento) e Lino Buscemi (giornalista), hanno presentato la mostra. Hanno portato i saluti i sindaci di Marsala e di Salemi, Giacomo Di Girolamo e Domenico Venuti (nella foto con le artiste). Agostina Marchese