Arrivano i soldi, il dissesto è scongiurato

Il paventato dissesto finanziario del Comune è scongiurato. Almeno per ora. Nelle casse dell’ente sono infatti arrivati sei milioni e 360mila euro. Si tratta di quella che, tecnicamente, viene definita «anticipazione di liquidità». Ad erogarla è il Ministero dell’Interno ed è riservata espressamente ai comuni sciolti per mafia che abbiano delle criticità di cassa, come è il caso di Castelvetrano, da mesi (meglio sarebbe dire da anni) in difficoltà nel pagare regolarmente gli stipendi ai propri dipendenti e nel liquidare le fatture ai fornitori e alle imprese. Ciò, soprattutto, per la scarsa incisività nel recuperare i tributi locali (Imu, Tasi, Tari), come peraltro sottolineato anche nella relazione prefettizia che ha poi portato allo scioglimento degli organi politici. Restituzione trentennale In pratica non si tratta di un prestito vero e proprio, ma appunto di una «anticipazione » sui trasferimenti statali che spettano al Comune, che a sua volta potrà «spalmare» l’importo nei prossimi trent’anni, restituendolo quindi una tranche alla volta. Questo significa che nei prossimi trenta bilanci, l’ente dovrà accantonare ogni anno una somma di 212.000 euro. A cosa serviranno Il finanziamento è stato calcolato in base al numero della popolazione castelvetranese, con un rapporto di 200 euro ad abitante. Nelle scorse settimane, dopo che la Corte dei conti ha registrato il decreto e l’ha restituito al Viminale per l’emissione del mandato di pagamento, la triade commissariale guidata da Salvatore Caccamo, ha stilato l’elenco delle priorità per l’utilizzo di questi soldi. Si è partiti da una premessa: il Comune ha parecchi creditori che da mesi bussano, vanamente, alla tesoreria dell’ente. Si tratta di fornitori e aziende che hanno bisogno, come il pane, di aver liquidate le fatture. Caccamo lo ha confermato, con il linguaggio irto e spesso oscuro dei burocrati, che però non vela la sostanza: «Dobbiamo concretizzare i piani di rientro con le imprese e le aziende, piani di rientro che, per i noti problemi di cassa, fino ad oggi non abbiamo potuto ri-spettare ». Tra queste, c’è l’impresa che ha realizzato molti anni fa l’impianto di depurazione, la «Trapani servizi», la «Gemmo », che si occupa della pubblica illuminazione. «Faremo in modo di chiudere – precisa Caccamo – le situazioni debitorie anche con quelle piccole imprese che hanno avviato un contenzioso con l’ente» per tentare di recuperare i crediti vantati. L’immissione di liquidità dovrebbe quindi scongiurare il dissesto finanziario, una prospettiva che aveva messo in allarme, tra gli altri, i sindacati, soprattutto per il timore che non venissero prorogati i contratti ai lavoratori a tempo determinato. In particolare era stato Giorgio Macaddino, della Uil, a sollevare il problema di un mancato rispetto degli equilibri di bilancio, che avrebbe potuto, già quello, portare ad una condizione di pre-dissesto. Adesso la commisione potrà lavorare più serenamente nella predisposizione delle manovre economiche, come conferma Caccamo: «Non abbiamo più la preoccupazione di arrivare con affanno alla data del 31 marzo per la redazione del bilancio di previsione 2018». Il capo della triade non molla comunque sull’altra questione nodale, quella del recupero dei tributi locali. Il recupero dell’evasione Negli ultimi mesi, l’intenso lavoro del’Ufficio tributi ha dato i suoi frutti. Anche grazie al nuovo regolamento sulla rateizzazione, che ha portato alla richiesta di dilazione per 1.500.000 euro da parte di attività commerciali e privati cittadini. Un «giro di vite » fondamentale per recuperare almeno una parte dei dodici milioni di euro che mancavano all’appello.