Addio a «don terremoto»

LA SCOMPARSA. Riboldi aveva 94 anni. La scomparsa di monsignor Antonio Riboldi (nella foto), poco prima di Natale, ha suscitato commozione nella comunità santaninfese, dove fu parroco per vent’anni, dal 1958 al 1978. C’era anche una delegazione del Comune di Santa Ninfa, con il gonfalone della città, ad Acerra (in provincia di Napoli) ai funerali di colui che era vescovo emerito della cittadina campana. La delegazione era guidata dal presidente del Consiglio comunale, Vincenzo Di Stefano, e composta anche dal capogruppo consiliare Rosaria Pipitone e dal vigile urbano Sebastiano Biondo. «Siamo qui ad Acerra – ha detto Di Stefano – per portare il cordoglio dell’intera comunità di Santa Ninfa, una comunità che il 10 dicembre si è svegliata come orfana, orfana di un padre, poiché Riboldi può essere annoverato tra i suoi padri nobili, dal momento che, con la sua incessante azione, e in particolare dopo il terremoto del 1968, ha contribuito a farla entrare nella modernità». Sulla stessa lunghezza d’onda Rosaria Pipitone, che ha sottolineato «il contributo, umano e pastorale, di Riboldi alla comunità santaninfese, che ha nei suoi confronti un enorme debito di riconoscenza ». L’attuale vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che ha celebrato le esequie, ha pubblicamente ringraziato la delegazione di Santa Ninfa, «che per essere oggi qui – ha detto il presule – ha fatto un lungo viaggio». A Santa Ninfa, l’arciprete Franco Geraldo Caruso ha officiato una messa in suffragio di monsignor Riboldi, alla quale ha anche partecipato il sindaco Giuseppe Lombardino, che ha voluto anch’egli testimoniare «il legame forte e sincero tra i cittadini di Santa Ninfa e il suo parroco». Riboldi fu infatti uno dei principali animatori della difficile fase della ricostruzione, quando le lentezze dello Stato costrinsero le popolazioni locali ad una serie di ferme azioni per rivendicare il diritto alla casa. Fu lui, nel 1975, ad avere l’idea di far scrivere ai bambini baraccati di Santa Ninfa delle letterine indirizzate alle più alte cariche dello Stato per denunciare i ritardi nell’opera di ricostruzione e le condizioni di invivibilità.